Oltre il coronavirus, uno sguardo al futuro

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’epidemia può essere un’opportunità positiva, una scossa che involontariamente può insegnarci ad avere tutti un sentimento di reciprocità, di Comunità. Dobbiamo reinventarci, in un modo nuovo. Crisi e opportunità sono due facce della stessa medaglia. E proprio nella crisi, inaspettata, inimmaginabile, si può trovare il coraggio di riscoprirsi. La riflessione di Giulia Pigliucci.

Sono e sono stata in questi quasi 30 anni di lavoro un comunicatore e un ufficio stampa delle ONG e del Terzo Settore. Con questo ruolo mi sono trovata in più di un’occasione a fianco a delle persone che erano state coinvolte dalle conseguenze degli uragani, delle alluvioni, dei terremoti, delle epidemie, delle guerre, delle rivolte, ma mai avrei creduto, nemmeno nei miei peggiori incubi, che avrei vissuto una situazione simile. Nel nostro Continente, in Italia, a casa nostra.

Ciò che ho imparato, così come molti colleghi che lavorano nel non-profit, in ognuno di questi casi che se si vuole ricostruire, ritornare alla normalità si deve ripartire da cose semplici, tuttavia complesse inizialmente: ispirare la fiducia delle persone, ricostruire i tessuti sociali ritrovando quei valori condivisi di una comunità, veri collanti dei territori. Nel nostro Paese questo lo ancora è più che mai, ce lo raccontano la Storia, la cultura, le tradizioni.

Se vorremo che il sistema Paese, dopo un periodo così lungo di sospensione del suo normale procedere, possa ripartire bisogna che per prima cosa tutti noi ci si protegga reciprocamente. Questo è l’elemento più importante, al di là delle norme di comportamento indicate, che scaturisce dai diversi documenti del DPCM, e per farlo dobbiamo diventare da una società del “io e gli altri” a una del “noi”.

Come professionisti dovremmo comunicare, per prima cosa, la resilienza. Quel sentimento che nelle condizioni più gravi nelle quali versano le persone, queste possano trovare la forza dell’andare avanti, di vedere un futuro. È la capacità, spesso dei bambini e dei giovani, di vedere le cose oltre quello che realmente sono e in questa spinta trovarvi la forza di credere in un domani sostenibile.

Non si tratta, quindi, di pensare come risollevare i diversi settori economici, in una visione diversificata per ambiti, ma dobbiamo pensare per prima cosa ai cittadini e a come questi debbano ritrovare quel sentire in modo ottimistico che nel dopoguerra e negli anni di piombo ci ha consentito di rialzare la testa tutti insieme. Non vi sono più città che debbono ripartire più delle altre, settori aziendali vs sociale, ma è il Sistema Italia che deve riprendersi, da Nord a Sud, da Est a Ovest.

Dobbiamo essere ora una società dove ognuno, come hanno più volte sottolineato il Presidente Mattarella e Conte, deve fare la propria parte, dove la cittadinanza deve essere coesa, solidale ed attiva per il bene comune. Una cittadinanza che deve essere fedele al patto al quale oggi le viene richiesto di attenersi: essere responsabili reciprocamente, rimanendo nelle proprie abitazioni, proseguendo nelle attività, solidali anche con il vicino più prossimo e progettando, questo sì come comunicatori, il nostro comune futuro. Se saremo fedeli al principio di responsabilità ci salveremo tutti, tutti insieme.

L’epidemia può essere un’opportunità positiva, una scossa che involontariamente può insegnarci ad avere tutti un sentimento di reciprocità, di Comunità. Dobbiamo reinventarci, in un modo nuovo.

Riprendo una frase del Piccolo Principe: “Ognuno è responsabile di tutti. Ognuno da solo è responsabile di tutti. Ognuno è l'unico responsabile di tutti.”

#IoRestoaCasa #ResponsabilixIlFuturo #InsiemeSiRiparte

Tratto da www.ferpi.it

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