Le competenze chiave per avere successo nell’era dell’intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale diventa sempre più pervasiva nell’ambiente aziendale. Un problema cruciale collegato alla sua introduzione nelle aziende è la sua integrazione, in particolare con i lavoratori “in carne ed ossa”.

La collaborazione tra individui ed intelligenze artificiali è già realtà e aprirà nuovi ed inimmaginabili scenari. Se allora fino ad oggi si è parlato di quanto fossero importanti le cosiddette soft skills, nel futuro potrebbero non essere più sufficienti. Un’analisi di Pier Giorgio Bianchi.

Tra tutte le tecnologie applicate nelle industrie, l’intelligenza artificiale (IA o in inglese Artificial Intelligence) diventa quella sempre più pervasiva nell’ambiente aziendale. L’intelligenza artificiale non è altro che un software informatico progettato per consentire ad un computer di simulare processi mentali ed elaborazioni tipiche degli esseri umani.

Nel concreto, nell’ambito delle aziende, le intelligenze artificiali sono utilizzate dalla programmazione dei magazzini alla creazione di personaggi realistici nei videogiochi, fino al controllo autonomo di sistemi complessi come automobili, treni e sonde spaziali.  Problema cruciale collegato all’introduzione nell’ambiente aziendale di un’entità come una intelligenza artificiale è senza dubbio la sua integrazione con l’ambiente aziendale stesso, in particolare con i lavoratori “in carne ed ossa”. La collaborazione tra individui ed intelligenze artificiali è già realtà e aprirà nuovi ed inimmaginabili scenari nell’ambito delle posizioni lavorative. Se allora fino ad oggi si è parlato di quanto fossero importanti le cosiddette soft skills per avere successo nel mondo del lavoro di oggi, nel mondo del lavoro del futuro probabilmente potrebbero non essere più sufficienti.

In Human + Machine: Reimagining Work in the Age of AI, un libro scritto dagli esperti di lavoro e intelligenza artificiale Paul Daugherty e Jim Wilson, si discute dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle aziende. In questo libro sono elencate otto nuove “fusion skills”, in italiano “abilità di fusione”, che permettono e permetteranno ai lavoratori umani di “fondere” efficacemente il proprio apporto lavorativo con quello di una macchina. L’assunto principale è che non vi può essere un’azienda tecnologicamente efficiente senza apporto umano: le fusion skills sono cruciali proprio per gestire un ambiente di lavoro dove operano intelligenze umane ed artificiali, e dove questa sinergia consente il raggiungimento di risultati ambiziosi che non sarebbe possibile raggiungere diversamente.

Negli anni Ottanta, si credeva che i computer non avrebbero mai sconfitto gli esseri umani a scacchi. Il 10 febbraio 1996, contro ogni pronostico, l’intelligenza artificiale Deep Blue della IBM sconfisse il campione del mondo di scacchi in carica Garry Kasparov. Successivamente, poiché nelle competizioni di scacchi computer contro umani erano sempre i computer a vincere, si è pensato di realizzare competizioni miste, in cui umani e computer giocavano insieme contro altri umani e altri computer. Le squadre di esseri umani più macchina dominarono perfino il computer più potente. Inoltre, in una di queste competizioni miste, vi è stato un risultato ancora più sorprendente. Il team che ha vinto non aveva né il computer più potente né i giocatori più bravi. La logica ci avrebbe suggerito che la vittoria sarebbe andata al team con gli uomini più bravi e i computer più potenti, però la realtà ha dato una risposta differente. Come è stato possibile? Cooperazione efficace. Le capacità da parte dei giocatori umani del team vincitore di manipolare e gestire efficacemente i loro computer, benché poco potenti, hanno permesso al loro team di sconfiggere team con giocatori molto più bravi e computer molto più potenti.

Tratto da www.ferpi.it

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