Italiani e sostenibilità digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano

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Presentata la seconda parte dei dati della ricerca "Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano", realizzata dal Digital Transformation Institute sul tema dello Smart Living. Il commento di Valentina Citati per la rubrica #TaccuinoDigitale.

L’indagine analizza la percezione degli italiani sulla relazione tra tecnologia e sostenibilità su temi come il commercio elettronico, il turismo, la didattica a distanza ed il telelavoro. Una questione rilevante a seguito delle trasformazioni imposte nel nostro quotidiano dalla pandemia e alla luce degli scenari futuri che si baseranno proprio sul digitale da un lato e la sostenibilità dall’altro.

Infatti il messaggio centrale del Digital Transformation Institute, che ha curato la ricerca e ha pubblicato il Manifesto per la Sostenibilità Digitale, è proprio che la tecnologia può essere fattore abilitante della sostenibilità a patto che sia inserita in un contesto sociale ad essa orientata. In altre parole siamo noi che dobbiamo attivamente porci come motore del cambiamento orientando i nostri comportamenti e il nostro utilizzo delle tecnologie in modo sostenibile.

Il panorama iniziale non è però confortante e disegna un quadro di sostanziale diseguaglianza e di conseguente esclusione sociale: se il 65% degli italiani ritiene che la tecnologia sia fonte di ineguaglianze, ingiustizia sociale e perdita di posti di lavoro e tende ad allontanarsi o comunque a ridurre il ricorso ai servizi e strumenti online, la frequenza d’uso delle tecnologie però aumenta con l’aumentare delle competenze degli utenti.

Stefano Epifani, direttore del Digital Transformation Institute, sottolinea al riguardo “ Questi dati letti in un periodo come quello che stiamo vivendo, nel quale l’uso degli strumenti digitali è diventato centrale per moltissime attività quotidiane, si traducono in un fattore di sostanziale esclusione sociale, con le conseguenze in termini di sostenibilità che è facile immaginare. C’è poi da considerare che, parlando appunto di sostenibilità, l’attenzione verso questo tema, al di là delle posizioni puramente ideologiche, è comunque bassissima. Basti pensare ai servizi on-line nati in questi anni per supportare il commercio e il turismo sostenibili: tra quelli che ne conoscono l’esistenza, il 77% degli utenti con alta competenza digitale e ben il 91% di quelli con bassa competenza digitale non li usa o li usa raramente. Insomma: la strada da fare verso un uso consapevole dei servizi e degli strumenti che ci offre la rete a supporto della sostenibilità è ancora lunga ed impervia”.

Competenze digitali ed età sono fattori rilevanti anche nel giudizio sulla didattica a distanza, tema su cui si è tanto discusso negli ultimi mesi. Infatti il livello di soddisfazione decresce al diminuire dell’età del fruitore proprio perché i più giovani da un lato ne hanno subito maggiormente le conseguenze e i limiti e dall’altro hanno in genere un livello di maturità digitale (e quindi di aspettative ed esigenze) più alto.

Il lavoro a distanza, invece, è percepito come un vantaggio per il 61% degli italiani, nonostante il 24% ritiene che vada abbandonato una volta usciti dall’emergenza pandemica.

Interessante come vengono valutati il rapporto tra telelavoro e teledidattica e sostenibilità ambientale e sociale. Per la prima (ambientale) questi strumenti sono considerati a larga maggioranza un vantaggio (la formazione a distanza è considerata positiva per l’ambiente per il 76% degli utenti che ritengono il cambiamento climatico e l’inquinamento dei problemi prioritari, mentre lo è per il 64% di quanti ritengono tali problemi come secondari mentre il telelavoro è considerato positivo per il 68% di quanti concepiscono il cambiamento climatico e l’inquinamento come problemi prioritari, contro un 61% di coloro i quali li ritengono dei problemi secondari).

Rispetto alla sostenibilità sociale dell’utilizzo di questi strumenti, invece, i dati della ricerca evidenziano delle risposte contradditorie, soprattutto nel campo del lavoro a distanza. Infatti, quest’ultimo impatta negativamente in termini di distinzione tra tempo di vita e tempo di lavoro (work life balance) per ben il 78% degli intervistati, in contrasto con quel 61% degli italiani per i quali il lavoro a distanza è sostanzialmente un vantaggio.

Atteggiamenti contraddittori, quindi, dovuti proprio a quella immaturità sia del contesto sociale per gli aspetti della sostenibilità in generale sia rispetto alle nuove tecnologie. Un tema su cui discutere e lavorare al fine di rendere il nostro futuro, sempre più digitale, anche sempre più sostenibile.

Edi Florian

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