Da Influencer a Creator: nuovi protagonisti del web in evoluzione

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Nel web in costante evoluzione sta emergendo una nuova fase: la fine dell’epoca dei cookie e del tracciamento degli utenti renderà sempre più importante la qualità dei contenuti per attrarre traffico e clic sui banner dei siti web, app e piattaforme social. Da qui la crescente rilevanza dei produttori dei contenuti che le piattaforme Big già stanno facendo a gara per ingaggiare. Stiamo andando verso un Web sempre chiuso? L'analisi di Valentina Citati per #TaccuinoDigitale.

Già nel 2017 André Staltz scriveva che il “Web aveva cominciato a morire nel 2014” indicando cioè come la navigazione tra contenuti sempre nuovi e diversi e con essa la possibilità di scoprire e venire a contatto con informazioni e autori sconosciuti fosse stata sostituita da un web “recintato” in cui gli utenti utilizzavano quasi esclusivamente Google, Facebook e Amazon.

Una previsione forse un po' forte ma che potrebbe rivelarsi corretta se consideriamo i fatti più recenti. Nato come spazio immenso di ricerca e condivisione di informazioni il web ha poi consentito agli utenti stessi di diventare prosumer ovvero autori di contenuti evolvendo in un luogo di intrattenimento e socialità (sempre più frequentato con l’effetto della pandemia). I dati degli utenti sono divenuti così la nuova risorsa per le grandi piattaforme che di fatto si presentavano come “gratuite” ma che presto hanno imparato a monetizzare attraverso il tracciamento e l’identificazione dei naviganti.

Ma ora, in nome della privacy, qualcosa sta definitivamente cambiando e l’epoca dell’advertising basato sui cookie e le banche dati esterne sembra stia tramontando. Apple è stata la prima introducendo nell’ultimo aggiornamento di iOs 14.5 una novità senza precedenti: l’App Tracking Transparency. In pratica ora ogni volta che si scarica una nuova app, il sistema operativo di Apple chiede all’utente se vuole che essa invii ad altre app i dati che ha su di lui, a fini di profilazione pubblicitaria. Ovviamente la maggioranza degli utenti di fronte a questa richiesta rifiuterà di essere tracciato. Google si prepara a una mossa simile. Dal 2022 il suo browser Chrome non supporterà più i cookies di terza parte così come già fanno altri browser meno noti come Mozilla Firefox, Safari.. Entrambe queste decisioni colpiscono la profilazione pubblicitaria che finora si era basata proprio sulle informazioni raccolte dalla navigazione degli utenti.

Questi fenomeni rendono, quindi, sempre più importanti i dati di “prima parte” cioè le informazioni raccolte sul proprio sito/piattaforma e quindi la capacità di attrarre gli utenti con contenuti interessanti. Anche i Big come Facebook, Youtube (leggi Google), Amazon che possiedono già una mole gigantesca di dati (tanto da poter essere considerati grande banche dati online) stanno rispondendo a questa nuova sfida cercando di affinare sempre di più la profilazione e la raccolta di informazioni dai propri utenti, attirandoli e mantenendoli nel proprio “recinto” il più a lungo possibile con contenuti sempre più vari e interessanti. Così si possono leggere gli accordi di Fb con gli editori di news e testate perché pubblichino articoli direttamente ed esclusivamente sulla piattaforma o il fenomeno del social commerce che consentirebbe di fare acquisti direttamente su Fb, Instagram, Pinterest o Tik Tok. Le grandi piattaforme stanno diventando sempre più ricche di contenuti ma sempre più chiuse come profetizzava Staltz.

Arriviamo quindi al ruolo sempre più rilevante dei creators di contenuti. Prima si parlava di influencer che era considerati e valutati in base al loro seguito ma che molto spesso si limitavano a ripetere i contenuti dei brand. Un ruolo sempre più rilevante e interessante per brand e marketers grazie alla fiducia che queste figure sono in grado di raccogliere: secondo Nielsen il 77% degli italiani che usano i social media ha molta o moltissima fiducia negli influencer quando parlano di prodotti/servizi. Fiducia che sale all’83% quando trattano temi sociali.

Ora però anche il concetto di influencer sta mutando in quello del creator proprio a causa della crescente ricerca e avidità di contenuti originali e di qualità da parte delle piattaforme social. In altre parole non basta più avere molti seguaci ma si verrà ingaggiati e pagati sempre più sulla base della capacità di questi soggetti di “emergere” costruendo una identità forte e producendo contenuti in maniera sempre più professionalizzante, rispondendo alle esigenze di marchi e aziende.

(descrizione)

Ciò porta alla questione della “monetizzazione” delle attività dei creators per cui le piattaforme chiedono ai Creator anche di diventare driver di azioni concrete e misurabili e pagarli quindi sulla base delle conversioni effettivamente ottenute aprendo la questione della difficoltà nel tracciamento tecnologico delle prestazioni del creators (sia online che offline). Nuove forme di monetizzazione e di pagamento si stanno profilando come ad esempio sistemi “ibridi” per cui si pagano il creators con un fisso più una quota percentuale basata sui risultati. Si tratta di un fenomeno tutto in evoluzione come evidenziato anche dal report Onim che analizza proprio la figura dell’Influencer e le caratteristiche di questo mercato emergente.
 

Tratto da www.ferpi.it

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